STRAGE DI CORINALDO: tutto avviene sulla pelle dei nostri figli

Oggi di fronte alla notizia della strage di Corinaldo ho provato gli stessi brividi che devono aver provato tutti i genitori che hanno figli adolescenti. Mi sono identificato con i genitori che hanno perso i loro figli giovanissimi. E ho pianto. E con i genitori dei giovanissimi che ieri sono entrati al concerto con una bomboletta spray di gas urticante. E ho provato i brividi. Potenzialmente io potrei essere genitori di un figlio che appartiene ad entrambe le categorie. I miei figli adolescenti amano andare ai concerti. E ho figli che sono ancora nell’età dello tsunami, e quindi so bene che potrebbero fare un bel po' di stupidaggini, senza pensare a tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. All’inzio ho provato paura e sgomento. Poi, quando oggi al telegiornale ho scoperto che a fronte di 850 posti disponibili sono stati venduto più di 1400 biglietti ho sperimentato anche una grandissima rabbia. Che però vorrei trasformare in riflessione educativa. Ecco perché vi propongo una lettura impegnativa. Se non avete dieci minuti disponibili non andate avanti. Se li avete e volete affrontare un tema così tremendo anche da un punto di vista educativo, proseguite la lettura. E Possibilmente fornite il vostro commento e condividete con più genitori ed educatori possibili. 

> Per parlare della strage di Corinaldo potremmo partire dalle tante cose stupide che fanno i preadolescenti e i giovani adolescenti. E su questo non potremo mai smettere di fare educazione e formazione. Non potremo mai abbassare la guardia con i nostri figli e con gli amici dei loro figli. Dovremo costantemente portarli a riflettere su tutte le cose stupide che possono fare, ma che devono decidere di non fare. Su tutti quegli scherzi che sembrano “ragazzate” e che possono trasformarsi in stragi. Quindi, è cruciale che noi adulti non smettiamo mai di promuovere un lavoro educativo con chi sta crescendo, che gli instilli empatia e senso della responsabilità affinchè i giovanissimi possano essere in prima persona protagonisti della prevenzione di eventi tremendi come quello successo ieri notte a Corinaldo. Perché a 12, 13, 14, 15 anni si può decidere di vivere facendo finta che “tutto è uno scherzo….. cosa vuoi che sia….su dai, non fare il bigottone”. Ma si può anche invece investire in “responsabilità” per sé e per gli altri e dirigere le proprie energie verso azioni che proteggono se stessi e gli altri, invece che in azioni che sfidano le norme, colludono con la trasgressione e che possono avere conseguenze e implicazioni inaspettate e molto gravi. Sarebbe bastato ieri sera che chi è entrato al concerto sovraffollato, con bombolette di gas urticanti avesse deciso di non farlo, per evitare oggi di trovarci sconvolti di fronte alle conseguenze di ciò che questa scelta scellerata ha portato con sé. Per evitare la strage, sarebbe bastato che un amico o un’amica del cuore di chi ieri aveva in tasca una bomboletta spray, sulla strada per andare al concerto, avesse detto al proprietario di questo oggetto che ha fatto più danni di un ordigno bellico: “Dai non fare lo scemo/la scema. Butta via quella roba lì…. altrimenti io con te al concerto non ci vengo…. E informa le guardie di sicurezza di quello che hai in tasca” e forse oggi tutto sarebbe stato diverso.

Bene, questa è la parte che riguarda noi,  i nostri figli e le loro responsabilità. Poi, però, c’è una parte che riguarda il mondo adulto. Che sulla pelle delle passioni giovanili dei nostri figli, spinge sull’acceleratore del guadagno, ad ogni costo, senza alcuna valutazione delle responsabilità che quel guadagno porta con sé. E così si scopre che per un evento organizzato in un locale che poteva contenere al massimo 850 persone, gli organizzatori avevano venduto più di 1400 biglietti, violando ogni norma di protezione e sicurezza imposta per legge. E quindi, per loro, organizzatori e gestore dell’evento,  quegli spettatori di concerto ieri erano semplicemente pedine di un progetto di guadagno che spreme i desideri dei giovanissimi fino all’ultima goccia, che non ha alcun rispetto dei loro bisogni di crescita, che non si pone alcuna remora (legale, etica, morale) a generare guadagni illegali sulla loro pelle. Proprio settimana scorsa ho acquistato un biglietto per un concerto al quale mio figlio vuole andare nel 2019. Il biglietto ha un costo dichiarato di 38 euro. Poi ho dovuto pagare 5,70 di diritti di prevendita. Poi ho dovuto pagare 9,90 euro di spese di spedizione, perché per guadagnare ulteriormente sulla pelle dei nostri figli, questi grandi gestori e manager degli eventi cui i ragazzi vogliono partecipare non ti permettono di ritirare il biglietto alla cassa del luogo dell’evento, né di scaricarlo da internet o di riceverlo via mail, cosa che avviene in quasi tutte le altre nazioni del mondo. Così un biglietto da 38 euro viene a costare in totale 53,6 euro, cioè circa il 40% in più. Uno dice: pagherò tutti questi soldi in più, perché ci sarà una cura e una qualità totale dell’evento. Poi si scopre quello che abbiamo letto oggi sul giornale. E già sulle vendite dei biglietti per i concerti ne avevamo lette un bel po' nei mesi scorsi comprendendo che livello di avidità – e lasciatemelo dire – disonestà si nasconda dietro alle grandi società di gestione delle biglietterie online.

E allora, comprendiamo che il male del mondo oggi è che non c’è più rispetto per nulla, nemmeno per chi è minorenne e dovrebbe essere protetto e aiutato a crescere nel miglior modo possibile. I nostri figli sono diventati oggi “il parco giochi” degli strateghi del marketing, dell’avidità delle multinazionali, del cannibalismo di sistema economico-finanziario liberista e senza codici etici e morali che nei minori vede solo potenziali consumatori, soggetti a cui noi genitori abbiamo riempito le tasche di soldi e che quindi quei soldi possono spendere, non importa come. E così abbiamo l’emergenza gioco d’azzardo tra i minorenni, l’emergenza droghe, l’emergenza pornografia, l’emergenza dipendenza da videogiochi. Eccetera eccetera eccetera. Noi genitori abbiamo di certo sbagliato. Ma è profondamente sbagliato anche il villaggio globale in cui noi li stiamo crescendo. E al quale dobbiamo “urlare” con tutta la nostra forza “Adesso basta”. Bisogna permettere ai nostri ragazzi di tornare a ritrovarsi in luoghi dove non ci sono sempre biglietti di ingresso da pagare, consumazioni obbligatorie da fare, oggetti da comprare se vuoi metterti in coda tre ore per fare un selfie con il tuo cantante preferito di cui devi avere comperato l’ultimo CD. Altrimenti non hai diritto a nulla.

Ci sono responsabilità che ci riguardano come adulti. Come genitori. Come gestori di un locale. Come manager di un artista amato dai ragazzini. E si tratta di responsabilità educative. Formative. Non solo economiche. Se non impariamo a farcene carico, i nostri figli rischieranno sempre più di perdere. La loro vita. Le loro speranze. Il loro futuro.

Se condividete queste riflessioni, rendete virale questo messaggio. Se non le condividete, aiutatemi a capire cosa c’è di sbagliato in quello che ho scritto, secondo voi.

 

 Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva



Il prof. Pellai sarà ospite del nostro Istituto Sabato 26 Gennaio per un incontro coi genitori.


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